di Iacopo Barison

 

Google è la prima tech company a costruire qualcosa di simile al pesce di Babele, il celebre traduttore universale biologico del libro Guida galattica per autostoppisti.

L’azienda infatti, che da un po’ tempo si è lanciata nella produzione di componenti hardware, ha appena annunciato nel corso di un evento a San Francisco i Google Pixel Buds. I Buds hanno tutti i controlli touch integrati nell’auricolare destro: basta fare uno swipe a destra o sinistra per il volume, o dei tap per accedere alle numerose funzioni. Questi si possono collegare in wireless ai più recenti smartphone prodotti da Google, la linea Pixel, e per il momento non a quelli dei concorrenti, ma la vera notizia è la possibilità di accedere tramite essi al Google Assistant, il “personal-concierge” virtuale dell’azienda, lanciato esattamente un anno fa.

Attraverso questo software, con il supporto dell’intelligenza artificiale, gli auricolari possono arrivare a tradurre ben 40 lingue diverse pressoché in tempo reale – o quantomeno in modo abbastanza rapido da permettere all’utente di sostenere una conversazione in un idioma che non parla abitualmente.

Una dimostrazione avvenuta sul palco durante l’evento ha mostrato agli spettatori come fosse possibile un’accurata e quasi istantanea traduzione dallo svedese all’inglese. Tuttavia non è ancora chiaro come e con che efficacia sarà in grado di inserirsi nella vita di tutti i giorni, dove possono intervenire fattori come i rumori di fondo, le differenze di accento fra le persone, ostacoli verbali e così via, che potrebbero senz’altro confondere il software.

Google sta lavorando a questo servizio già da diversi anni. Il processo di traduzione viene gestito dai centri dati dell’azienda, perché richiede molta potenza di elaborazione. L’audio deve essere convertito in testo, tradotto in un’altra lingua e poi venire riconvertito in audio per far sì che l’utente lo possa ascoltare. L’ultima parte di questo processo viene realizzata assemblando parole pre-registrate o piccoli frammenti di esse. A tal proposito DeepMind, un laboratorio di ricerca AI, ha scritto sul proprio blog ufficiale che il suo WaveNet – un sistema pensato per generare all’istante voci umane realistiche – fa ora parte del Google Assistant. Ciò significa che verrà integrato in questa catena di input e output.

Resta ancora da chiarire in che misura l’elaborazione verrà effettuata nel cloud e quanto dal processore dello smartphone collegato agli auricolari. A ogni modo i Google Pixel Buds costeranno 159 dollari, circa 135 euro, e la batteria, che potrà essere ricaricata tramite un apposito kit presente nella confezione, avrà un’autonomia di più di cinque ore.

A conti fatti, la rivoluzione che porteranno i Buds è certamente e prima di tutto di natura culturale. Grazie alle “magiche” cuffie le persone saranno in grado di visitare qualsiasi Paese del mondo e intrattenere conversazioni di qualsiasi tipo con chiunque senza timore di non essere comprese, di essere fraintese o di offendere qualcuno a causa di una cattiva grammatica o pronuncia. Superate le barriere linguistiche, i commerci internazionali e le comunicazioni potrebbero diventare molto più semplici ed efficaci. I rapporti diplomatici tra gli Stati potrebbero essere favoriti da una migliore reciproca comprensione. Certamente i Buds non saranno la bacchetta magica per incentivare il dialogo internazionale o far crescere i ricavi delle aziende dedite all’export, ma hanno un forte potenziale per fungere da stimolo alla crescita di alcuni settori. D’altra parte viene spontaneo chiedersi quali settori saranno penalizzati dalla disruption e quanti e quali posti di lavoro andranno persi.