di Dario De Marco

Il futuro s'inventa con i frammenti del passato. È vero sempre; è vero ancora di più quando a dirlo è il super curatore Hans Ulrich Obrist. The future is invented with the fragments of the past, è il titolo della mostra dedicata alla pittrice austriaca Maria Lassnig. È l'ultima a cui ha lavorato lei stessa, prima di morire nel 2014; è organizzata dalla fondazione a lei dedicata e dalla Galleria municipale di Atene, in occasione di Documenta 14.

Lassnig era innamorata della Grecia, dove andava spesso: la mostra è dedicata al suo rapporto particolare con questo paese, al suo modo unico di approcciarsi alla mitologia e all'antichità, inserendo l'elemento presente – e scottante – dell'identità femminile. Per la prima volta saranno visibili 28 opere su carta che Lassnig creò durante le vacanze nelle isole: quindi ci sono i paesaggi tipici e la luce caratteristica di Creta, Santorini, Cipro. Ma l'elemento forte è l'innesto della figura dell'artista, dei suoi autoritratti, in un contesto di mitologia classica. Perciò la vediamo – nel suo tipico stile a colori vividi, dai toni gessosi – incarnarsi in Zeus, Nettuno, Atlante, Sisifo, Minosse con un toro attorno al collo, Laocoonte aggredita dal serpente.

Al di là della bellezza di questi acquerelli – dipinti fino a metà degli anni '80, prima che il suo stile virasse verso l'astratto – è l'idea stessa di inserire una donna al posto di figure maschili a essere dirompente: spinge a riflettere sulla violenza, sul potere, sul ruolo della donna nella società antica, e in quella attuale. È quello che rende il femminismo di Lassnig così unico, antiretorico.

Obrist ricorda il modo di approcciarsi dell'artista alle rovine antiche: “Le visita in modo non nostalgico, ma quasi futurista”.