di Valerio Bassan

La tecnologia può risolvere alcuni dei problemi più angoscianti del nostro tempo, come la disparità sociale, il cambiamento climatico e la sovrappopolazione? Ma può aiutarci anche a immaginare un futuro sostenibile per le nostre città?

I processi di innovazione già in atto – pensiamo all’energia pulita, alla sharing economy, alle auto elettriche senza guidatore, ai big data – sono senz’altro un buon punto di partenza, ma se vogliamo veramente che funzionino c’è bisogno di accelerare il passo dal punto di vista giuridico.

Questo, almeno, è quanto hanno sostenuto diversi rappresentanti dell’industria e delle istituzioni presenti al convegno “Technology + Sustainability: The Road to Smart Cities”, tenutosi lo scorso 29 settembre a Singapore.

“La tecnologia è uno strumento potente che possiamo utilizzare per determinare come i nostri ambienti debbano essere costruiti, e il modo in cui le persone reagiranno a essi”, ha detto Tan Szue Hann, responsabile delle soluzioni per l’urbanità sostenibile dell’agenzia di sviluppo Surbana Jurong.

Secondo quel che è emerso dalla tavola rotonda, saranno il riuso, il riutilizzo e la condivisione i concetti cardine per il futuro delle nostre città, senza dimenticare l'impiego di energie rinnovabili e l’utilizzo dell’elettricità per ridurre le emissioni di gas e l'inquinamento acustico nei contesti industrializzati.

Ma non solo: secondo Szue Hann, sarà importante anche espandere l’utilizzo – contestato dagli attivisti per la difesa della privacy – di sensori che traccino il modo in cui le persone si muovono per le strade e all’interno degli edifici, così come raccogliere i dati dei pagamenti elettronici effettuati nel trasporto pubblico, che possano tracciare una sorta di mappa digitale che aiuti urban planner e architetti a strutturare città più efficienti.

Tuttavia, per trasformare la tecnologia in uno strumento utile, c'è bisogno dell'intervento e del sostegno di una politica che si impegni a soddisfare le richieste di tutti i cittadini. Vivien Chow, direttrice del Government Technology Agency per l'innovazione applicata e la collaborazione, ha sottolineato la necessità di una visione condivisa da tutti i diversi settori della società e un impegno comune per ridurre i costi e migliorare i servizi offerti dalle infrastrutture, in vista di un “digital trasformaton journey”.

A questo proposito, Subodh Mhaisalkar, direttore esecutivo dell'Energy Research Institute alla Nanyang Technological University, ha parlato di come l'utilizzo su larga scala di autoveicoli elettrici possa essere una delle soluzioni più promettenti.

In conclusione, trasformare la vita nelle città sarà possibile, e avverrà attraverso un controllo più mirato rispetto al modo in cui gli abitanti interagiscono con l'ambiente urbano e con quelle che saranno soluzioni improntate sulla base del concetto di sharing economy come le già note Uber, Mobike e Ofo.

Di certo, la sfida più grande sarà quella di fare in modo che queste prestazioni tecnologiche possano rappresentare una svolta per tutti gli strati socio-economici della popolazione, senza restare un’esclusiva dell'élite o degli addetti ai lavori.