Lombardo, originario di Bergamo Alta, Francesco Bosco ha iniziato “a pestare neve” quarantadue anni fa e non ha più smesso. Ha imparato a sciare alla Scuola Alpina, dove nasce la sua passione per la montagna, ma la svolta di vita arriva seguendo a Ponte di Legno, in provincia di Brescia, colei che diventerà sua moglie. È lì che inizia la sua carriera nel turismo gestendo un impianto di risalita, un rifugio e un albergo. Otto anni dopo diventa direttore del Consorzio Adamello Ski, dove resterà per ventidue anni e fino a quando non verrà chiamato a dirigere le funivie di Madonna di Campiglio.

«È stato dieci anni fa quando ho deciso di raccogliere anche questa sfida», racconta Bosco mentre sediamo con lui in una splendida sala tutta finestre che domina sul centro abitato. Ci parla della sua passione per la montagna, dalla quale si allontana soprattutto per esplorare altri mercati, per capire cosa chiedono oggi i turisti e quali offerte trovino sulla loro strada.

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«Creare un’offerta turistica di valore è un compito difficilissimo - spiega il direttore di Funivie - per il quale si deve mettere d’accordo un’ampia e diversificata serie di attori. Per fare questo - continua Bosco - abbiamo individuato l’APT come tavolo di regia dell’offerta turistica con cui andare ad aggredire quanti più mercati possibile». E i risultati si vedono: negli ultimi dieci anni, la percentuale di turisti stranieri che frequentano Madonna di Campiglio è passata dall’8 al 54 per cento, con arrivi da 54 diverse nazioni.

Ovviamente si può ancora crescere, sia rispetto al turismo invernale sia soprattutto a quello estivo, e per far questo risulta fondamentale un partner esterno come Audi, con cui sviluppare sinergie anche nella comunicazione e nel marketing.

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Fin qui, la visione strettamente imprenditoriale di Francesco Bosco. Poi la discussione cambia di passo: «Senza ambiente non si fa turismo», afferma infatti risoluto il direttore di Funivie Madonna di Campiglio Spa, spiegando che, «ogni volta che si modifica il territorio, per esempio per creare una nuova pista, bisogna riequilibrare quell’intervento per conservare il patrimonio naturale nel suo insieme». È un dovere - aggiunge - che abbiamo nei confronti di noi stessi e delle future generazioni.

Una visione che Audi Italia e il suo direttore Fabrizio Longo sposano appieno, come testimoniano innanzitutto lo sbarco della casa dei quattro anelli a Madonna di Campiglio e l’avvio attraverso l’Azienda per il Turismo di una proficua collaborazione con tutti gli stakeholder del territorio. E poi, ancora, come conferma l’enorme sforzo industriale che l’azienda sta facendo per cavalcare e guidare la rivoluzione della mobilità attualmente in corso, investendo oltre che nell’elettrico, in tutte le tecnologie a basse emissioni, dal metano all’e-diesel.

Come si traduce il virtuoso connubio tra imprenditorialità e rispetto dell’ambiente di cui parla Bosco nel territorio presidiato da Funivie Madonna di Campiglio? L’esempio forse più eclatante viene dalla creazione del lago Montagnoli: 11 anni di progettazione per realizzare in soli sei mesi un bacino di raccolta dell’acqua che si integra perfettamente con il paesaggio, e che serve ad alimentare gli impianti di innevamento artificiale con acqua pura, la stessa che con il disgelo torna alla terra e alle piante.

«L’anno scorso abbiamo sparato un milione e seicentomila metri cubi di nevi - rivela Francesco Bosco - che per intenderci è come ricoprire quattrocentocinquanta campi da calcio con mezzo metro di neve». L’acqua che riempie il Montagnoli viene dalla vicina zona dei cinque laghi, e deve superare un dislivello di appena sessanta metri per andare a riempirlo, cosa che si rende necessaria solo quattro volte all’anno con una spesa in energia pari ad appena 12 mila euro totali. I lavori per realizzare il lago artificiale hanno impegnato 50 persone che hanno utilizzato circa 25 macchinari per sbancare 50mila metri cubi di terra, tutti riutilizzati in loco, per rafforzare gli argini del lago e per rialzare una delle piste nella zona.

L’acqua del Lago Montagnoli alimenta cannoni sparaneve di ultima generazione, che consumano il sessanta per cento in meno di energia producendo dieci volte di più che in passato. Tutti i mezzi che battono le piste sono euro6. Tra di essi ci sono anche gli ibridi, ancora in fase prototipale, che sono stati progettati per lavorare in condizioni di estrema pendenza e con temperature proibitive. In totale ci sono 16 battipista, i cui movimenti vengono gestiti e ottimizzati tramite un sistema di monitoraggio satellitare. Mentre si spostano, dei sensori posizionati tra le lame dei loro cingoli verificano puntualmente lo spessore del manto nevoso.

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«Il lago Montagnoli è l’esempio che dimostra come sia giusto e necessario salvaguardare l’ambiente anche intervenendo sul demanio sciabile e modificandolo in maniera rispettosa» conclude il direttore di Funivie Francesco Bosco, di fatto confermando che l’unico vero modo per proteggere l’ambiente è viverlo, imparando a intervenire con il massimo rispetto possibile.