di Ilaria Calamdrei

Il COLLIDE International award indetto dal CERN di Ginevra e dal FACT, centro delle arti visive di Liverpool è stato creato per riconoscere l’eccellenza nell’unione sperimentale fra arte e scienza a servizio della conoscenza e il vincitore della quinta edizione, l’artista sudcoreano Yunchul Kim ha un metodo di lavoro non dissimile da uno scienziato ottocentesco. Ha un laboratorio in cui testa macchine da lui stesso progettate e costruite e un quadernetto su cui annota dati e idee. I suoi pezzi, esposti in Corea del Sud e in Europa, sono realizzati con strumenti che un fisico riconoscerebbe subito come cristalli fotonici, grani di ferro sospesi nel liquido, campi magnetici, senza dettagli tecnici che distraggano il visitatore, in modo che chiunque possa godere solo dell’esperienza diretta.

Il filosofo della scienza e della poesia francese Gaston Bachelard diceva che non c’è bisogno di conoscere la fisica per restare affascinati dal tremolio di una candela ed è una citazione che l’artista nord coreano Yunchul Kim ha fatto sua e usa spesso. La mia arte è molto complessa, ma è molto facile da guardare. Certo, un visitatore può chiedersi come funziona una delle installazioni di Kim e imparare qualche rudimento di fisica, ma lo scopo delle sue opere non è educare. Kim stesso non ha nessuna formazione scientifica precedente. Si è formato da solo attraverso un’incessante sperimentazione. Durante la sua permanenza al CERN Kim non ha lavorato a nessun progetto. Ha passato il tempo ad incontrare gli scienziati e a visitare i loro laboratori imparando nuove tecniche. “Gli scienziati hanno bisogno di molta immaginazione per scoprire il mondo” ha dichiarato. “Senza immaginazione, la scienza non può progredire, e lo stesso vale per l’arte”.