di Federica Tattoli

 

Arte e Scienza, apparentemente, sembrano due universi distanti e paralleli. Sono invece più vicini di ciò che siamo portati a pensare, tangenti, incrociati, spesso fusi l’uno nell’altro. Soprattutto negli ultimi anni l’arte contemporanea ha accentuato la sua anima sperimentale e cross-disciplinare e molti artisti si sono accostati, scontrati o hanno indagato l’ambito che comunemente viene denominato Scienza. L’ambiente scientifico li ha accolti entrando in contatto con un differente modo di vedere il mondo. Quando elementi così diversi s’incontrano, come in chimica, una reazione viene innescata, gli elementi diventano altro, solitamente migliorano. Così accade tra il mondo creativo e quello analitico.

Parlando concretamente di questo incontro tra discipline, viene in mente il lavoro di Norma Jeane, il cui nome è un alias ispirato al lato privato e oscuro della più luminosa tra le icone pop: Marilyn Monroe. Norma Jeane si accosta al lato umano dell’hardware, all’Artificial Intelligence, uno dei suoi quesiti è: potranno sviluppare un lato emotivo le macchine? A questo risponde il suo lavoro ShyBot del 2017, citato anche in un pezzo dello scorso marzo sul NY Times (https://www.nytimes.com/2017/03/17/arts/design/desert-x-show-things-go-awry-shy-bot-disappears.html), ShyBot è uno UAV (Unmanned Autonomous Vehicle) dotato di una natura timida: quando percepisce un essere vivente che si avvicina, fugge per non farsi vedere. Liberato nel deserto del sud della California in occasione della Desert X Biennial (Palm Springs, febbraio/aprile 2017) ha girovagato per alcuni giorni prima di sparire definitivamente nel nulla. O ancora Black Sheep Orgone Blanket (2017), realizzata in collaborazione con l’artista e fashion designer Aldo Lanzini De Agostini Aviance, è una morbida trapunta che riequilibra l’energia vitale e la libido di chi vi si avvolge. Costruita secondo le prescrizioni dello scienziato e psicanalista Wilhelm Reich. Queste opere saranno in mostra a partire dal 25 ottobre negli spazi di Marsèlleria in via Paullo, 12 a Milano.

Viene poi in mente, Shezad Dawood (Londra, 1974), che con l’ultimo e articolato progetto, Leviathan Cycle, presentato in concomitanza con l’ultima Biennale di Venezia presso la Palazzina Canonica in Riva dei Sette Martiri, ha lavorato a stretto contatto con biologi marini, oceanografi, politologi, neurologi e psicologi specialisti del trauma, per esplorare alcune linee chiave del presente e le loro possibili interconnessioni. Da questi suoi contatti con uomini di scienza ne sono usciti i primi tre video della saga in cui vengono rappresentati, in un futuro immaginario, gli abitanti sopravvissuti ad un cataclisma solare; ogni episodio viene raccontato dal punto di vista di un diverso personaggio e li segue mentre scivolano in Europa, Asia e Nord Africa. Leviathan è una riflessione su dove potremmo trovarci se non iniziamo a comprendere più a fondo il trauma dell’erosione climatica guardandolo non solo come una crisi umanitaria, ma come una più ampia crisi della nostra biosfera.

C’è poi il giovane romano Matteo Nasini, che nel suo recente lavoro Sparkling Matters, ha indagato le fasi del sonno. Analizzando ed utilizzando le onde cerebrali prodotte durante l’assopimento ha creato sculture in ceramica utilizzando una stampante 3D e vere e proprie melodie, trasformando gli impulsi delle onde prodotte dalla mente in suono o forme.

Gli esempi di artisti, giovani o meno, italiani o stranieri che sono affascinati e hanno reso la Scienza parte della loro poetica sono davvero tanti, chiuderei con l’artista milanese Luca Pozzi (1983) che, nonostante la giovane età, vanta già collaborazioni con enti scientifici d’eccellenza che vanno dall’Albert Einstein Institute of Golm di Berlino, alla Faculté de Science de Luminy di Marsiglia, la Penn State University, State College e il Perimeter Institute of Waterloo in Ontario. La pratica di Luca è sempre stata impregnata di scienza, più precisamente di fisica, tanto che lo scorso 29 marzo, coadiuvato dal duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi ha presentato il suo ultimo progetto Blazing Quasi-Stellar Object a una platea d’eccezione, quella composta dagli scienziati del CERN di Ginevra in occasione dello Spring Collaboration Meeting del Fermi Large Area Telescope (LAT). Arte e Scienza un connubio felice per rendere l’innovazione non solo utile ma anche poetica.