di Francesco Musolino

 

Di quanto spazio abbiamo davvero bisogno per vivere comodamente, per essere felici, con buona pace degli sprechi? D’altra parte, la sovrappopolazione del pianeta Terra esige rinunce, specie nelle metropoli. Due esigenze ben diverse a cui hanno cercato di rispondere i ricercatori in nanorobotica dell’Istituto Femto-ST di Besançon, in Francia, costruendo una casa di appena 20 micrometri, talmente piccola da non poter ospitare neanche un acaro. Si tratta della casa più piccola al mondo, afferma trionfalmente il team di studiosi sul Journal of Vacuum Science & Technology A.

La casa è stata realizzata con uno strato di silicio, posto sulla punta di una fibra ottica che misura meno della larghezza di un capello umano. I ricercatori hanno utilizzato un dispositivo chiamato piattaforma μRobotex, che combina tre tecnologie esistenti: un doppio microscopio elettronico a scansione, un sistema di iniezione di gas e un piccolo robot manovrabile. Questa minuscola casa è stata costruita all'interno della camera a vuoto del microscopio elettronico a scansione e per immaginare il processo di assemblaggio bisogna immaginare un procedimento simile a quello per realizzare un origami.

In pratica, “il fascio ionico focalizzato viene usato come una forbice per tagliare o piegare la carta della membrana di silicio della casa – spiega in una nota l’American Institute of Physics – e quando le pareti si piegano nella precisa posizione, viene selezionata una potenza inferiore sulla pistola a ioni e il sistema di iniezione del gas può procedere ad attaccare i bordi della struttura in posizione. Successivamente, il fascio di ioni a bassa potenza e l'iniezione di gas agitano delicatamente un motivo a tegole sul tetto, un dettaglio che enfatizza l'accuratezza e la flessibilità del suddetto sistema di assemblaggio”.

Ma non è tutto. Oltre al tetto di tegole, la mini abitazione ha quattro pareti, sette finestre e un giovane camino, “perché in inverno a Besançon nevica e fa freddo", scrivono i ricercatori nel loro rapporto con una buona dose di ironia.

Applausi e stupore ma è pur lecito chiedersi come mai e per quale motivo gli scienziati abbiano intrapreso questa prodezza di minuscola costruzione? “Il progetto -  sostiene il coautore dello studio, Jean-Yves Rauch – è stato un modo per dimostrare che μRobotex può funzionare con una precisione inferiore a due nanometri. E ciò significa un risultato molto importante per la robotica e la tecnologia ottica".

E così, nel prossimo futuro, il team spera di poter usare questa tecnologia per usi diversi, apponendo microstrutture in grado di rilevare specifiche molecole su fibre ottiche che, grazie alla flessibilità, potrebbero essere inserite in punti difficilmente accessibili come i vasi sanguigni, magari riuscendo a rilevare e contrastare molecole infette o malate. Ma non è tutto, visto che gli scienziati hanno dichiarato che vorrebbero costruire “strutture più piccole, fissandole su nanotubi di carbonio, oscillando dai 20 nanometri ai 100 nanometri di diametro".

Dunque, teniamoci pronti, forse nel prossimo futuro nascerà un mercato immobiliare di microcase di lusso. Da tenere nel taschino.