di Valerio Millefoglie

Un giorno del 1950, nella mensa dei laboratori di Los Alamos, negli Stati Uniti, Enrico Fermi è seduto al tavolo con dei colleghi. Il gruppo discute di un avvistamento UFO portato alla ribalta in quel periodo dalla stampa. Qualcuno commenta una vignetta satirica legata all’argomento quando a un certo punto il fisico chiede, e si chiede: “Dove sono tutti?”. Nasce così quello che è conosciuto come il paradosso di Fermi, che si può così sintetizzare: se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, tipo trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?.

Diciassette anni dopo, il 17 agosto 1977, l’astronomo Jerry R. Ehman è davanti al radiotelescopio Big Era dell’Università dell’Ohio. Sta lavorando a un progetto di ricerca di vita extraterrestre quando riceve un segnale radio mai rilevato prima, e che non verrà mai più riscontrato dopo. Ha una provenienza sconosciuta, sembra arrivare dal di fuori della Terra e del sistema solare. L’astronomo rimane per 72 secondi esatti in ascolto, appena la trasmissione si interrompe prende una penna rossa e annota su un foglio dei tabulati del computer: “Wow!”. Da qui il nome passato alla storia, il Segnale Radio Wow.

Spostiamoci nel tempo, dal 1977 al 2017. Quest’anno la Nasa ha annunciato la scoperta di 219 pianeti al di fuori del nostro sistema solare, dieci di questi hanno caratteristiche in comune con la Terra: sono pianeti rocciosi, zone abitabili; più che la vita aliena è importante la vita liquida, esiste l’acqua di cui ha bisogno l’uomo? Susan Thompson, del team di ricerca del telescopio spaziale Kepler, durante una conferenza stampa alla NASA ha fatto una domanda che ricorda quella posta da Enrico Fermi ai suoi colleghi: “Ci sono altri luoghi in cui possiamo vivere nella galassia e che non abbiamo ancora chiamato casa?”.

Così, mentre alla NASA studiano nuovi mondi per umani, e proprio in concomitanza con questa scoperta, un presunto gruppo di attivisti hacker della rete Anonymus ha diffuso un video nel quale annuncia che la NASA è in procinto di rivelare forme di vita aliena. A testimonianza di ciò riportano le parole dell’astrofisico Thomas Zurbuchen che avrebbe dichiarato: “La nostra civiltà è sul punto di scoprire le prove di vita aliena nel cosmo. Alla luce delle differenti missioni che sono impegnate nella ricerca di vita aliena, siamo sul punto di fare una delle scoperte più profonde e senza precedenti della storia”. Il diretto interessato, Thomas Zurbuchen, ha smentito la notizia con un tweet: “Contrariamente alle notizie che circolano in queste ore, non c’è alcun annuncio relativo a forme di vita extraterrestre”. E la NASA, chiamata in causa, ha concluso: “Nonostante non possediamo ancora la risposta, continueremo a lavorare alla domanda fondamentale: Siamo soli?”.

Sono solo, avrà pensato il 5 novembre 1975 l’agente di commercio Travis Walton, che riferisce di essere stato colpito da una luce abbagliante proveniente da un disco di metallo alle ore 18:00 in un bosco dell’Arizona. Siamo soli, avrà pensato la coppia di Berney e Betty Hill, quando nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1961 furono investiti anche loro dalla luce di un oggetto che, riferirono, “assomigliava a un satellite”. Che i rapimenti siano reali o inventati, di certo è che l’uomo, anche in coppia come gli Hill, si sente solo. La barriera della solitudine – se non l’avete vista rimediate – è una puntata del telefilm anni Sessanta Ai confini della realtà. Il protagonista è un pilota dell’Air Force che si ritrova catapultato, senza sapere come, in una cittadina deserta. Cerca segnali di vita ma trova solo il passaggio dell’uomo: una sigaretta fumante senza nessuno, un bar aperto con la radio accesa e nessuno al bancone. Anche lui, come Fermi, si chiede dove sono tutti e conclude: “La barriera della solitudine è qualcosa che non siamo ancora riusciti a superare”.