di Valerio Bassan

 

Tra le strutture più complesse e difficili da progettare e disegnare per un architetto ci sono senz’altro gli ospedali. Tra sfide tecniche, logistiche e di sicurezza, questi edifici presentano problematiche con pochi eguali: basti pensare alle sale operatorie, dove anche un minimo errore di progettazione può ostacolare il lavoro di un medico e influire sulla sorte di un paziente.

È proprio per queste complessità che quella sanitaria è oggi in prima linea nella sperimentazione della realtà virtuale applicata all’architettura: una vera e propria innovazione radicale che, seppur agli albori, promette di cambiare per sempre il processo della progettazione architettonica.

“Quando progettiamo una sala chirurgica dobbiamo tenere a mente che ci saranno numerosi elementi di ‘disturbo’: monitor sospesi al soffitto, luci, apparecchi radiografici”, spiega Jason Carney, architetto americano che lavora per E4H, uno degli studi leader nella progettazione di ospedali e cliniche sanitarie. “In un rendering bidimensionale è difficile capire veramente dove si trovano questi oggetti, quanto distano tra loro, quali di essi ostruiscono la visuale e quali limitano la capacità dei medici di muoversi nello spazio. Quando indossi un visore ed entri nella simulazione in realtà virtuale, invece, puoi immediatamente vedere dove sono posizionati i vari elementi; puoi verificare le distanze tra gli oggetti, capire che cosa è troppo in alto e cosa troppo in basso, se c’è qualcosa che ostruisce la tua vista. Tutti fattori da tenere assolutamente in considerazione nella progettazione di edifici sanitari”.

Un’innovazione il cui impatto non si limita a quest’ambito, però. Con l’avvento della realtà virtuale nel mondo dell’architettura, tutti gli architetti saranno in grado di far prendere vita alla propria visione, creando una simulazione tangibile e immersiva — con una forza impensabile per un progetto su carta o un rendering bidimensionale. La realtà virtuale facilita anche la collaborazione, permette di capire l’impatto dei cambiamenti effettuati e può aiutare prevenzione e sicurezza, rendendo ad esempio evidenti falle di progettazione e evidenziando possibili criticità.

Per anni la realtà virtuale è stata la silenziosa next big thing dell’architettura, senza mai decollare davvero. Cosa è cambiato? Innanzitutto, oggi la tecnologia è talmente avanzata sia a livello software che hardware; inoltre, è accessibile a prezzo ridotto, facendo crescere esponenzialmente la sua diffusione. Un recente esempio è rappresentato dal lavoro di Olivier Demangel, fondatore di IVR Nation, che ha creato un rendering virtuale e camminabile di un’abitazione progettata dallo studio Featherstone Young. La realtà virtuale secondo Demangel renderà gli architetti simili a dei maghi, in grado di plasmare gli ambienti che immaginano — ancora prima che venga posato il primo mattone: “Ogni architetto sarà in grado di modificare il mondo attorno a sé come una divinità”, ha spiegato.

Ma quindi la realtà virtuale non rimpiazzerà del tutto i software e le tecnologie esistenti? Non necessariamente, dicono gli esperti; anzi. Il BIM (Building Information Modeling), un metodo molto utilizzato per la gestione di costruzioni, e i sistemi CAD, programmi che utilizzano la computer grafica per supportare l'attività di progettazione di un ambiente tramite modelli 2D, verranno potenziati - e non cancellati - dalle nuove tecnologie.