di Dario De Marco

 

Il futuro dell'architettura è computazionale. Chi l'avrebbe mai detto. Ma se ad affermarlo è l'erede principale di Zaha Hadid, magari un po' di credito c'è da darglielo. Soprattutto nel momento in cui si scopre, approfondendo il discorso, che algoritmi e intelligenze artificiali non porteranno il design urbano di domani verso la disumanizzazione e l'uniformità, ma al contrario verso una personalizzazione dell'abitare sempre più servizievole e friendly.

È passato poco più di un anno da quando Zaha Hadid, artista britannica di origine irachena, ci ha abbandonato. Ma i suoi lavori vanno avanti. L'archistar che ha messo la sua firma su strutture meravigliosamente innovative ai quattro angoli del mondo – dal MAXXI di Roma all'Opera House di Guangzhou, dal ponte dello sceicco Zayed al London aquatics centre – lascia uno studio con quasi 250 architetti dipendenti che proseguono il suo discorso futuristico. Patrick Schumacher è uno di questi professionisti: anzi, attualmente è il leader della squadra. E in una recente conversazione con la rivista Architecture & Design, ha illustrato come il settore sta cambiando grazie alle innovazioni tecnologiche. C'è innanzitutto l'esaltazione di quello che viene definito 'design parametrico-computazionale': ovvero un insieme di tecnologie, software e hardware, che combinate rendono le creazioni di un architetto maggiormente flessibili e adattabili a diversi contesti oggettivi ed esigenze personali. “Il design computazionale avanzato”, spiega Schumacher, “unito alla robotica e alla stampa in 3D consentono una personalizzazione del prodotto con alternative praticamente infinite, a un costo che è sostanzialmente lo stesso della produzione industriale standardizzata. Le case di domani saranno fatte a misura di abitante e seguiranno i suoi gusti centimetro per centimetro”.

L'architetto ha poi illustrato la specificità dello studio di cui è a capo e la grande eredità di Zaha Hadid, individuando il suo credo in un approccio “collettivo e multidisciplinare” all'architettura. Nuovi strumenti digitali per  i designer, robotica, stampanti tridimensionali, realtà virtuale e big data: tutte innovazioni che stanno impattando pesantemente sia sull'architettura sia sulla possibilità che ha l'industria di risolvere problemi complessi: “Stiamo lavorando con nuovi concetti, logiche e metodi, che mettano ordine nella complessità delle vite contemporanee. La tecnologia ci dà la possibilità, anzi l'obbligo di ripensare le forme e gli spazi, usando nuove tecniche di costruzione e materiali differenti”.

Una filosofia che trova espressione in un degli ultimi lavori dello studio Hadid, il complesso multi-residenziale Mayfair, in Australia. Una facciata ispirata alle onde dell'oceano che bagna l'isola-continente, e che nella sua irregolarità si ripercuote all'interno della costruzione, dove tutto è personalizzato e non c'è una unità abitativa che sia uguale all'altra. E pensare che una volta 'computer' e 'artificiale' erano sinonimo di ripetitivo, meccanico. Ah, i brutti tempi andati.