È riuscita a scampare alle insidie del digitale, per una ragione abbastanza semplice: i farmaci si continuano a sviluppare, comprare e vendere come prodotti fisici. Ora, però, anche la farmaceutica sta facendo i conti con le tecnologie dell'intelligenza artificiale e l'impatto delle sue soluzioni sul business globale. Un'analisi della società di consulenza Ernst&Young ha evidenziato i “quattro pilastri” che dovrebbero reggere l'integrazione del settore con soluzioni di Ai, all'interno della cosiddetta Smart Health. Nell'ordine: l'Ai modificherà tutti gli aspetti nelle catena di valore della farmaceutica, con incidenza sulle attività di ricerca;  si registrerà una sorta di “appiattimento” del terreno di concorrenza, dato dall'uso di tecnologie simile; renderà sempre più necessaria la ricerca di partnership, per aggregare gli sforzi nello sviluppo di soluzioni inedite; non renderà superflue alcune figure professionali, come si è verificato in alcuni settori, ma creerà «nuovi esperti». In particolare, per quanto riguarda l'impatto sulla R&D, le tecniche di analisi predittiva e machine learning potrebbero accelerare tempi e output della ricerca grazie all'automatizzazione di alcune procedure.