di Giancarlo Magenta

La differenza tra i Paesi più tecnologicamente avanzati e quelli più arretrati, in certi casi, si percepisce al primo impatto, dal benvenuto che si riceve quando si arriva all’aeroporto. Infatti in certi paesi gli aeroporti sono scintillanti, tecnologici e perfettamente automatizzati; i Paesi meno avanti con la tecnologia si presentano subito male. Non è il caso dell’aeroporto di Auckland, in Nuova Zelanda. Infatti qui è stato installato un gigantesco ologramma che accoglie il visitatore, mettendo bene in chiaro come la tecnologia agli antipodi non solo è decisamente apprezzata ma anche sviluppata in modo capillare.

La società dietro questa opera è la Point Zero di Wellington, un ottimo esempio del talento neozelandese nello sviluppo della Augmented e Virtual Reality. Gli artefici hanno unito la propria creatività alla conoscenza delle nuove tecnologie, dando vita a questo colossale ologramma che avvisa i viaggiatori internazionali dei problemi legati all’introduzione, anche involontaria, di specie animali o di piante non autoctone nelle isole neozelandesi.

Chris Mather, direttore generale di Point Zero, all’indomani dell’installazione dell’ologramma ha parlato alla stampa visibilmente emozionato: “Progettare un ologramma alto quasi tre metri è una grande esperienza, certamente non semplice dato che per realizzarlo abbiamo dovuto affrontare non poche sfide tecniche. Tuttavia essersi messi in gioco ad un livello così alto ha permesso all’azienda di testarsi, di sottoporsi a una prova impegnativa di superarla brillantemente. Il bagaglio di conoscenze acquisite ci sarà molto utile nei prossimi anni”.

Questo successo tecnologico fa parte del più complesso “sistema Wellington”: una smart-city con pochi eguali al mondo. Basti citare il caso di Mather, uno dei componenti del team di lavoro (ha iniziato a progettare per Point Zero all’età di 14 anni), che ha studiato Design Innovation presso la Victoria University, ha partecipato al Victoria Entrepreneur Bootcamp ed è stato tra i primi selezionati per l'inaugurale Te Papa Hubuki Innovation Hub nel 2016. Il tutto senza, o quasi, spostarsi da Wellington. Quando si dice abitare l’innovazione!