Arriverà il giorno in cui ‘Nucleare per l’Arte’ cesserà di suonare come un paradosso, e il CERN di Ginevra lavora da anni in questa direzione. L’ultimo progetto completato con successo è un acceleratore di particelle in miniatura in grado di scindere protoni alla velocità della luce per determinare i materiali di un’opera d’arte e fornire informazioni inestimabili per l’autenticazione e la conservazione, in particolare di quelle create con materiali non più in uso o meno resistenti, senza correre il rischio di danneggiarle.

Il Louvre di Parigi è l’unico museo al mondo già in possesso di un acceleratore di particelle per la curatela. Il leader del progetto, il triestino Maurizio Vretenar, a capo anche del Linac 4, il ‘rubinetto’ di particelle inaugurato il 9 maggio, ha dichiarato di sperare di raggiungere dimensioni ancora più ridotte di quelle attuali. L’apparecchio, che consente analisi nel giro di poche ore, è solo l’ultimo di una serie di progetti che vede l’Organizzazione per la Ricerca Nucleare Europea rivestire sempre più il ruolo di mecenate.

Tramite il programma Arts at CERN, oltre che con il Louvre, il CERN collabora con l’Istituto Italiano per la conservazione delle opere d’arte di Firenze, istituito nel 2011 assieme al FACT, Foundation for Art and Creative Technology di Liverpool.