di Enrico Pitzianti

 

Aberdeen è una città scozzese affacciata sul Mare del Nord, è costruita intorno al suo fiume, il Dee, che poi finisce per buttarsi nell’acqua blu cobalto che separa la penisola scozzese da quella scandinava.

Di Aberdeen oggi se ne parla tanto e succede proprio per via di cosa sta accadendo lungo le sue coste: la costruzione di un parco eolico che una volta completato sarà in grado di generare oltre il settanta percento del fabbisogno energetico domestico dell’intera città. Un’impresa storica, che ha risvolti ambientali e politici enormi. Più di duecentomila persone a nord della Scozia, quasi tutte a vivere in case alimentate dalla potenza del vento. Sono quelle storie che sognavamo di leggere già anni fa e che, anche se con qualche ritardo, alla fine sono arrivate per davvero.

La storia della pala eolica di Aberdeen è importante perché il successo del progetto significa un passo in avanti considerevole verso l’abbandono dei combustibili fossili – è il primo passo, ma ne seguiranno molti altri. Oltre alla turbina già esistente ne verranno costruite altre dieci, per un totale di undici enormi impianti eolici. Parliamo delle turbine più grandi e potenti al mondo, con 8,4 MW di potenza per 191 metri di altezza, che diventano 220 se si considera l’altezza massima a cui arrivano le pale durante la rotazione. Dei colossi, che come enormi gabbiani metallici non smettono mai di muovere le ali, e un solo battito d’ali, una sola rotazione della pala, genera l’energia domestica utile a una singola abitazione della cittadina scozzese per un’intera giornata.

Le turbine, di norma, hanno una potenza di 5,9MW, ma le dimensioni sono in continuo aumento, la General Electrics ha appena annunciato la costruzione di un impianto da 12MW. E questa rincorsa verso l’alto ha uno scopo preciso: arrivando ad altezze considerevoli si hanno venti più potenti e costanti, cosa che permette di aumentare la sostenibilità – e l’efficienza – degli impianti.

Stando a quanto affermano i rappresentanti della Vettenfall, l’azienda svedese madre del progetto, la pala ha una lunghezza di 80 metri, creando un diametro di rotazione di 164 metri e un’altezza massima di 187 metri. Il recente progetto eolico Haliade X di General Motors raggiunge dimensioni ancora maggiori: 220 metri di diametro e un’altezza massima raggiunta dalla rotazione di 260 metri, sono trenta metri in più del grattacielo più alto d’Italia.

Questa crescita degli investimenti nell’eolico ha coinvolto un numero sempre crescente di aziende, una su tutte è la norvegese Statoil che ha costruito la sua prima piattaforma galleggiante per la produzione di energia eolica, sempre in Scozia. Perché oggi è possibile installare piattaforme anche in zone in cui il mare è molto profondo, zone come la Scozia, appunto, in cui i fondali sono troppo depressi per le piattaforme tradizionali. Per questo si sono aperte possibilità sia nel Mediterraneo che nell’Atlantico. Per rendersi conto dell’ampiezza del fenomeno è sufficiente pensare che nove nuovi progetti di piattaforme eoliche galleggianti, per un totale di 338 MW di potenza, sono in corso di commissione entro il 2021 a largo delle coste francesi, irlandesi, inglesi e portoghesi.

Chi sta aiutando questa rincorsa verso l’utilizzo efficiente del vento è l’avanzamento tecnologico. Ci sono sistemi di monitoraggio del meteo, intelligenze artificiali capaci di controllare e regolare il funzionamento dei singoli componenti dell’impianto, strumenti che stanno rendendo più facile, e meno rischioso economicamente, investire in progetti eolici come quello scozzese.