Le reti stanno cambiando i modelli di partecipazione, anche in architettura. La tecnologia offre nuovi strumenti di lettura del nostro ambiente e nuove possibilità di intervento, attraverso dinamiche partecipative. Una nuova metodologia che permetta un intervento diretto – un’azione – da parte degli utenti rispetto all’ambiente in cui vivono. La figura professionale dell’architetto sta cambiando: sempre meno eroe prometeico e sempre più organizzatore di processi complessi. Oggi, infatti siamo di fronte all’emergere di un approccio partecipativo – nella progettazione come nella cura della città – nato sulla scia delle dinamiche della rete e della collaborazione online. Le nuove tecnologie ci danno oggi la possibilità di progettare insieme.

Si sta delineando quindi una nuova figura, quella che potremmo chiamare dell’architetto corale, qualcuno che sia in grado di armonizzare le differenti voci. Da questo approccio, permesso in larga parte dall’accessibilità sempre maggiore a nuovi strumenti tecnologici, deriva una produzione democratizzata che sta rivisitando le forme architettoniche (a partire da quelle anonime o vernacolari). Tutto ciò avrà un enorme impatto sull’economia della città e sulla produzione dell’ambiente edificato. Questo porta ad un ripensamento dei modelli di produzione architettonica 'monolitici ed inadattabili', piovuti dall’alto e fondati sul capitale finanziario, a favore di tipologie dal basso, adattabili a livello locale e riproducibili, prodotte da cittadini che non usano solo un capitale finanziario ma anche il capitale umano di cui dispongono.