L'innovazione nel mondo

• Che cos’è l’innovazione per Lei?

R: Innovare significa scovare opportunità dove nessuno sta guardando. Innovare è investire, sbagliare e riprovare. Innovare è la capacità di anticipare il futuro creando dal nulla. Innovare vuol dire cambiare le regole del gioco, pensare fuori dagli schemi, combinare, mescolare, inte-grare cosa che sembrano mutualmente esclusive. Troppo spesso siamo presi dai dettagli, dalle ottimizzazioni, dai miglioramenti perdendo di vista il punto focale. Innovare è saper vedere e costruire un futuro migliore

• Qual è l’innovazione simbolo di questa epoca?

R: La vera innovazione dell’epoca in cui viviamo è l’accesso alle informazioni e la connettività estesa in ogni ambito del nostro esistere. Si potrà contestare che la connettività e internet è un’innovazione degli anni ’80-’90 ma ciò che trovo davvero innovativo non è tanto lo strumen-to (che comunque si è evoluto e migliorato nel tempo) ma il fatto che ormai la connettività permea ogni istante del nostro vivere. Tutto è, in modo imprescindibile collegato e connesso.

Ecco perchè il vero e proprio simbolo di quest’epoca è il network, la rete in cui tutto è con-nesso.

• Quali sono le fondamenta su cui si costruisce l’innovazione?

R: L’innovazione di costruisce su tre pilastri: 1) La scuola: cultura e formazione sono impre-scindibili fattori di innovazione 2) Il Contesto: la possibilità di poter sperimentare, sbagliare, raccogliere capitali di rischio e pensare fuori dagli schemi è una chiave spesso poco valorizzata 3) Immaginazione: innovare è trovare un modo per rendere vero uno dei tanti futuri possibili. I grandi innovatori hanno creato nuovi standard, non li hanno ottimizzati o migliorati.

• In che modo le nuove tecnologie hanno cambiato il mercato?

R: le nuove tecnologie hanno spostato in modo prepotente il focus dalle variabili costo e qualià ad un intero set di nuove variabili dove l’acquirente o il cliente non è più solo chi paga per un prodotto/servizio ma è il protagonista di tutto il processo di vendita dove l’esperienza dell’acquisto è importante tanto quanto l’acquisto stesso.

• Le nuove tecnologie sono sempre un’opportunità o possono essere un ostacolo?

R: Le nuove tecnologie sono uno strumento. E’ l’uso che se ne fa che le rendono opportunità o ostacoli. La propensione al cambiamento e la capacità di stare al passo sono diventate impor-tanti competenze nel bagaglio di ognuno di noi. Le opportunità, per non diventare ostacoli, vanno colte.

• Quale sarà la prossima rivoluzione secondo Lei?

R: La prossima rivoluzione sarà guidata dall’ingresso nelle nostre vite di forme di AI sempre più visibili e interattive e dell’uso di Ologrammi come modalità di comunicazione.

• Come concilia tradizione e innovazione?

R: tradizione e innovazione sono due facce della stessa medaglia. L’una senza l’altra non esiste-rebbe. Le trovo molto simili al concetto asiatico di Ying e Yang, due forze in lotta perenne.

L'innovazione in Italia

• Il Made in Italy è ancora un valore?

R: Il Made in Italy è un concetto molto generale. Il molti settori possiamo ancora vantare un certo vantaggio ma alla fin fine è il lavoro di tutti i giorni che rafforza il concetto di Made in Ita-ly, non il contrario. Sono gli uomini e le donne che tutti i giorni faticano che lo costruiscono mattone per mattone, e guai pensare che sia un valore dato per diritto divino. Abbiamo una lunga storia in Italia di eredità storiche ineguagliabili buttate via dall’indifferenza e dall’incapacità quotidiana.

• In Italia sono più importanti le idee o gli investimenti?

R: In Italia sono molto più importanti gli investimenti. Sfortunatamente abbiamo completamen-te perso di vista l’importanza delle idee. E le idee italiane spesso devono andarsene per essere valorizzate. La possibilità di raccogliere capitale di rischio è irrisoria comparato ad altri Stati Europei (per non pensare agli Stati Uniti). L’incapacità di scommettere sulle idee è uno dei grandi problemi del nostro paese.

• Qual è il percorso di formazione che raccomanda? In Italia o all’estero?

R: La scuola Italiana è stata massacrata negli ultimi 50 anni a dispetto degli insegnanti che conti-nuano a fare la loro parte con onestà e grandi sacrifici. Le nostre università in tutti i ranking in-ternazionali non sono competitive come dovrebbero. Il mondo sarà dominato nei prossimi de-cenni da quelli dagli STEM (science, technology, engineering, and mathematics); avete mai senti-to un serio dibattito al riguardo in Italia? Noi siamo ancora qui a discutere se ha senso avere il liceo classico oppure no. Se per le scuole superiori si può pensare di restare in Italia e avere una buona preparazione io credo che la ricerca dell’assoluta eccellenza all’Università non possa prescindere da un percorso all’estero. Alcune piccole nicchie d’eccellenza ci sono, ovviamente, ma “too small, too late” (troppo poco, troppo tardi).

• Che stimoli le ha offerto il Paese?

R: Il vero stimolo è riuscire nonostante l’Italia. In questo noi italiani siamo stati sempre molto bravi, siamo sempre riusciti ad andare oltre la nostra Patria per onorarla, è per questo che se per l’Italia nutro poche speranze credo che gli Italiani abbiano un futuro radioso.

• Quali sono le sue fonti d’ispirazione in Italia?

R: le vere fonti d’ispirazione sono i tanti, tantissimi lavoratori silenziosi che ogni giorno si sve-gliano e fanno il loro dovere sapendo di dare molto più di quanto potranno avere. Questa è abnegazione ed è tanto importante quanto i grandi esempi. Abbiamo grandi marchi e grande aziende, qui attorno (Imola, provincia di Bologna ndr) è pieno di assolute eccellenze nella mec-canica di precisione e non solo (Ducati, Ima, Sacmi, Gidi etc) ma dove sono le grandi aziende del futuro in Italia? Dov’è la google italiana?

Il percorso personale

• Da bambino, cosa voleva fare «da grande»?

R: da bambino volevo mettere a posto le cose. Sarà che mio padre faceva in meccanico ma ho sempre adorato vedere le attività svolgersi come un orologio svizzero. Volevo far funzionare bene le aziende, e quale modo migliore per avere una possibilità di incidere sulle decisioni se non scegliere Economia?

• Qual è il rischio più grande che ha corso?

R: I rischi sono parte di ogni scelta che facciamo. Il rischio più grande è stato forse quello di ri-nunciare quando i risultati tardavano ad arrivare. Pensare che fosse l’analisi ad essere sbagliata e non solo la modalità. In questo è stato importante avere a fianco un socio di maggioranza e caro amico come Alberto Forchielli che ha sempre creduto nell’idea.

• Qual è stata la sua migliore intuizione?

R: La migliore intuizione è stata la consapevolezza che un Paese che ipoteca il futuro dei propri figli è un Paese senza futuro. A quel punto se il lavoro per molti in Italia non c’è e non ci sarà allora l’unica soluzione resta quella di trovarlo dove invece c’è e dove le competenze italiane sono apprezzate con la speranza, magari, di poter far rientrare i lavoratori quando le condizio-ni lo permetteranno (se lo vorranno !)

• Quando ha capito che quella era “la svolta” per il suo progetto?

R: La svolta è avvenuta quando siamo stati in grado di ribaltare il paradigma che ci vedeva schiavi dei nostri stereotipi. C’è una cerca convinzione in Italia che tutti i pregi che noi ci rico-nosciamo (creatività, pensare fuori dagli schemi, risolvere i problemi, eccellere socialmente, es-sere simpatici e laboriosi etc) siano valori universalmente riconosciuti e per questo il solo fatto di essere italiano è, di per sé, un plus quasi ineguagliabile. La svolta è arrivata quando invece di andare a sensibilizzare le aziende per inserire lavoratori italiani abbiamo deciso di andare a la-vorare con e per i lavoratori, professionisti, imprenditori italiani per insegnargli come fare bu-siness all’estero e come trovare lavoro all’estero dove le regole, per quanto simili, non sono esattamente quelle che troviamo in Italia. Pensare di conoscere gli stati stranieri e conoscerli davvero è la stessa differenza che passa tra voler fare innovazione e realizzarla sul campo.

In che modo T-Island aiuta chi cerca lavoro?

R: T-Island supporta a 360° la ricerca di lavoro all’estero da parte di Italiani innanzitutto verifi-cando se la ricerca di lavoro all’estero è davvero un’opzione oppure se è solo un enorme ri-schio che può mettere a repentaglio il futuro. Una volta definito se ha un senso procedere prendiamo per mano i candidati e predisponiamo assieme a loro tutta la documentazione che serve e creiamo, se necessario, la loro identità online. A questo punto gli insegniamo come cercare lavoro e quali canali sono ottimali in base alla loro professionalità. Canali e/o, in certi casi, Stati. A questo punto li accompagniamo nella ricerca di lavoro. Una volta ottenuto, se lo ritengono opportuno, li seguiamo in tutta la fase di trasferimento nel nuovo stato. In poche parole diventiamo i loro mentori in un’operazione che, per molti, non è affatto facile o priva d’ansia.

• Il mondo è in rapida evoluzione. È cambiato anche il vostro approccio alla ricerca e sele-zione del personale?

R: La ricerca e selezione del personale è completamente cambiata ma soprattutto sta cambian-do giorno per giorno e credo che nei prossimi 10-20 anni sarà completamente stravolta. Sono entrati ed entreranno sempre più prepotentemente alcuni fattori che in troppi sottovalutano sia lato offerta che lato domanda e più precisamente:

1) l’importanza nella vita quotidiana dei social network e della reputazione online

2) L’attenzione al bilanciamento vita/lavoro da parte dei lavoratori (principalmente per chi rientra nella categoria del Millenias (chi è nato dopo il 1980)

3) L’impatto sul lavoro delle staffing platform che permettono in buona parte di lavo-rare come freelance avendo come committenti aziende e privati da tutto il mondo (con problemi relativi alla gestione delle tasse)

4) Lo spostamento tra ricerca dei talenti in funzione delle competenze alla ricerca dei candidati talentuosi in base al potenziale

5) la polarizzazione tra lavori altamente pagati e altamente specializzati (e lavoratori sempre più difficili da trovare) e lavoratori a bassa remunerazione e bassissima specializza-zione (con pressione in termini di offerta di manodopera)

Tutto questo cambierà drammaticamente la ricerca e selezione del personale. Questi trend sono ormai ineludibili e sarà importante capire gli Stati nazionali come si adegueranno in ter-mini di offerta formativa. Oggi vediamo una fuoriuscita di lavoratori in cerca di un futuro ma non sarà lontano il momento in cui saranno i nostri migliori studenti ad andarsene per primi per non tornare più. E allora il rischio di un brain drain irreversibile sarà realtà

• Quando si finiscono gli studi è molto difficile sapere quale percorso intraprendere. I lavori in fondo non si conoscono finché non si fanno. Come fare per non sbagliare strada?

R: Il mondo del lavoro, soprattutto in Italia, è molto cambiato e stiamo inculcando ai nostri ra-gazzi l’idea che tutto il mondo è come l’Italia. Un posto buio dove qualunque lavoro viene of-ferto è da accettare perché non si avrà un’altra opportunità. I ragazzi e le famiglie devono ave-re le idee chiare sin dalla scelta della scuola superiore. La scelta del proprio percorso scolasti-co e del lavoro da cercare/accettare non può essere lasciato solo alle inclinazioni personali dei ragazzi. Dobbiamo uscire dalla logica per cui si studia solo ciò che piace o in cui si riesce bene.

Il bilanciamento tra ciò che il mondo del lavoro (a livello globale) richiede e ciò che si è in gra-do di studiare è importante. E’ un peccato che l’orientamento in Italia praticamente non esista.

Il trucco è pianificare, studiare duramente e guardare al mondo.

• Quali sono i paesi che oggi offrono le opportunità migliori per far decollare la propria car-riera?

R: Abbiamo appena finito un’analisi molto dettagliata al riguardo, uscirà a breve un libro su co-sa fare se il lavoro in Italia non c’è e non ci sarà. Oltre ai soliti banali luoghi comuni come Sviz-zera, Germania, Stati Uniti, Inghilterra alcuni stati da tenere sott’occhio sono Olanda e Norve-gia. Il problema per un Italiano che guarda all’estero e cerca lavoro in un’azienda è spesso lega-to alla qualità della vita e del permesso di soggiorno. Per questo l’Europa è, ancora oggi, la me-tà di maggiore interesse per la stragrande maggior parte degli Italiani. Se invece si pensa di aprire un’attività imprenditoriale le cose cambiano.

• Quali sono gli strumenti per autopromuoversi?

R: Siamo nel mondo dell’informazione. Chi non sa muoversi nell’ambito dei social network, professional network e in internet in generale è tagliato fuori. Dipende molto dal settore e dal-le aspettative di carriera ma non essere su network come Linkedin, Xing, Viadeo è un errore madornale. All’estero, soprattutto per posizioni apicali esiste ancora il sistema della segnalazio-ne (ex colleghi, clienti, fornitori, collaboratori etc) che è molto diverso dalla nostra idea della raccomandazione (amici, parenti, persone vicine a cui dover fare un favore etc) però sempre più la trasparenza delle informazioni e l’accountability delle info che sono scritte sui cv avviene tramite internet. Mancare questo appuntamento, può ridurre, e di molto, l’opportunità di tro-vare un lavoro nei prossimi anni.