di Caterina Vasaturo

 

Aumentare l’efficienza delle organizzazioni umanitarie, per assistere il maggior numero possibile di persone in tutto il mondo. Gli Emirati Arabi Uniti si distinguono per questo nobile obiettivo, e si ripropongono di perseguirlo sfruttando i progressi raggiunti in ambito tecnologico. “Stiamo cercando di accelerare il ‘processo del dare’, abbandonando gli approcci convenzionali”, dichiara orgoglioso lo sceicco Mohammed bin Rashid, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Dubai. Così, ricorrendo all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, l’iniziativa araba – una delle prime nel campo – punta a migliorare la fornitura di aiuti a chi ne ha più bisogno. Di fronte alle richieste di solidarietà non si può restare immobili e aspettare. Occorre pensare innovativamente e velocizzare il lavoro filantropico.

Si mira a garantire l’accesso a un’istruzione di qualità a tutti i bambini della regione, cui sono forniti i più moderni strumenti di e-learning, o a depurare l’acqua nei Paesi in via di sviluppo. Il progetto prevede anche la ricerca di soluzioni elettroniche alla povertà, tramite l’introduzione di piattaforme per l’e-business, destinate ai rifugiati esperti, ovvero a coloro che sono in possesso di competenze economiche e commerciali. L’intento è permettere a queste persone di ottenere un visto per entrare fisicamente nel luogo che ospita le aziende con cui si rapportano. Rivoluzionario, poi, il caso dei profughi siriani, che imparano a programmare gli arti artificiali stampati in 3D. E che dire dell’avveniristico Karim, software che fornisce un supporto psicologico agli esuli traumatizzati? Karla Green, managing editor del Delta Institute di Abu Dhabi, non può che vedere di buon occhio gli ‘acceleratori umanitari’, strumenti preziosi per la risoluzione delle problematiche di sviluppo globale. Queste avanguardistiche proposte, spesso prese in prestito dal settore privato, riusciranno, con ogni probabilità, a scavalcare l’insostenibilità delle vie di soccorso esistenti, criticate per la loro inadeguatezza e per il limite di creare dipendenza.