L’intelligenza artificiale, grazie alle informazioni acquisite da sensori come videocamere, GPS, e giroscopi, concede la possibilità di produrre auto in grado di guidare autonomamente. Algoritmi specifici permettono di evitare collisioni con le altre auto, di prevedere e frenare in anticipo nel caso ci fossero ostacoli improvvisi lungo la strada, e di cambiare corsia e sorpassare in maniera completamente fluida.

 

Questo tipo di tecnologia, però, si può applicare ad ogni tipo di mezzo di trasporto e, se il settore del trasporto merci su gomma sta già vedendo notevoli sviluppi in questa direzione, anche le imbarcazioni sono al centro della rivoluzione dell’AI.

 

È proprio questo l’obiettivo del progetto Roboat, sviluppato dal MIT Senseable City Lab in collaborazione con l’AMS Institute, e che attualmente si trova in fase di test lungo i canali di Amsterdam. “Le barche a guida autonoma, alla pari delle automobili senza guidatore, ci permettono di immaginare nuovi sistemi di mobilità,” spiega Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab e fondatore dello studio Carlo Ratti Associati, contattato via mail.

 

“Le barche a guida autonoma, alla pari delle automobili senza guidatore, ci permettono di immaginare nuovi sistemi di mobilità.”

 

Le applicazioni dei Roboat sono molteplici, prosegue Ratti: ad esempio, possono svolgere compiti troppo costosi in presenza di timonieri, permettendo di risparmiare denaro per trasportare persone od oggetti ed ottimizzare l’utilizzo delle vie d’acqua.

 

 

I Roboat, inoltre, offrono la possibilità di modificare le infrastrutture urbane, infatti, “coordinandosi tra di loro, possono comporre una piattaforma dinamica che si può trasformare in caso di necessità in un palco galleggiante o in un pontile,” sottolinea Ratti.

 

“Pensiamo a come cambia Venezia nei giorni della festa del Redentore, quando il profilo della città viene modificato da un grande ponte di barche attraverso il canale della Giudecca,” prosegue Ratti, “qualcosa di simile potrebbe succedere anche ad Amsterdam.”

 

La possibilità di avere flotte di imbarcazioni a guida autonoma in grado di assemblarsi per creare infrastrutture temporanee da utilizzare per eventi pubblici — pensiamo a ponti o piattaforme galleggianti per ospitare concerti e spettacoli artistici — o da utilizzare in situazioni di emergenza cittadina, rivoluziona completamente le capacità delle città attraversate da numerosi canali.

 

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La presenza di sensori a bordo dei Roboat, diffusi capillarmente lungo i canali cittadini, permette inoltre di avere una piattaforma per il monitoraggio dell’ambiente urbano, svolgendo analisi chimiche sull’inquinamento dell’acqua, valutando le condizioni di salute pubblica e le condizioni statiche dei ponti di Amsterdam.

 

Dal punto di vista tecnologico, la sfida maggiore è rappresentata dalla presenza dell’acqua, infatti spiega Ratti che “anche se le problematiche sono simili a quelle delle automobili a guida autonoma, i sensori utilizzati sono diversi e la risposta della piattaforma galleggiante è fondamentale e chiaramente diversa da quella di un’automobile.” Proprio per questo motivo hanno progettato i Roboats come se fossero dei quadricotteri marini, con quattro motori capaci di renderli molto maneggevoli.

 

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L’impiego di barche a guida autonoma non è circoscritto solo ai canali cittadini, si possono infatti trarre notevoli benefici anche in contesti portuali, e Carlo Ratti sottolinea proprio come in generale “i processi di automazione consentono grandi benefici ai sistemi di logistica: se pensiamo al contributo che hanno avuto per Amazon i robot Kiva nella gestione dei magazzini, allo stesso modo Roboat potrebbe, in potenza, migliorare la gestione della logistica portuale.”

 

I benefici delle imbarcazioni a guida autonoma si estendono anche alla sicurezza di chi vi sta a bordo, infatti secondo Carlo Ratti, “i sistemi a guida autonoma potranno ridurre il numero di incidenti in acqua: basti pensare che solo nel 2015, secondo la guardia costiera degli Stati Uniti ci sono stati circa 600 morti e 4.000 incidenti tra imbarcazioni usate nel tempo libero.”

 

Il futuro, quindi, vedrà l’impiego di barche autonome in grado di modificare il paesaggio urbano sulla base delle necessità cittadine, creando così delle piattaforme acquatiche modulari. Al momento, però, il progetto Roboat si concentra solamente su barche da utilizzare nell’ambito urbano, ma “un giorno o l’altro, chissà, ci avventureremo anche in acque aperte,” aggiunge Ratti.