Lo sviluppo di robot ed intelligenze artificiali sempre più simili all’essere umano ci induce necessariamente a riflettere sulla sfera emotiva e più intima dei nostri rapporti e ci spinge ad immaginare che tipo di relazioni avremo con loro.

Il Prof. Ing. Rosario Sorbello, docente di Robotica e Co-direttore del Robotics Lab presso il Dipartimento di Innovazione Industriale e Digitale dell’Università degli Studi di Palermo, si occupa proprio della ricerca nel campo dell’interazione sociale a lungo termine tra uomo e robot umanoide.

Sorbello indaga le architetture cognitive emozionali per la nuova generazione di robot umanoidi sviluppati presso l’Osaka University in Giappone dal Prof. Hiroshi Ishiguro, sviluppando dei sistemi che siano in grado di esibire dei comportamenti emotivi ed empatici nell’interazione con gli esseri umani.

[[image(Sorbello1(RosarioSorbelloCredits).JPG)]]
Credits: Rosario Sorbello

L’empatia e la rappresentazione delle emozioni artificiali sono fondamentali perché permettono “di ridurre la distanza sociale tra l’uomo e i moderni robot umanoidi,” mi spiega il Prof. Sorbello contattato via mail, “tutto ciò consente a noi esseri umani di vedere l’androide come un agente socialmente accettabile perché dotato di capacità di ragionamento e socialmente credibile perché le sue azioni e i suoi comportamenti sono ritenute idonee per la società degli uomini.”

L’evoluzione dell’aspetto dei robot umanoidi presenta però alcuni problemi, come quello descritto dalla teoria dell’Uncanny Valley, secondo cui le sembianze eccessivamente simili a quelle umane possono creare nelle persone delle sensazioni di repulsione verso i robot. Ma questo problema, prosegue Sorbello, “è superabile se si dotano i robot non solo di capacità di esibire emozioni simili all’uomo ma anche di prevedere e di anticipare le azioni dell’uomo attraverso la lettura dei segnali corporei non verbali — che in letteratura vengono definiti segnali onesti o honest signals.”

Per poter raggiungere, però, dei livelli di vera inclusione e di co-esistenza degli androidi con gli esseri umani sarà necessario implementare all’interno dei robot il concetto di coscienza, di libero arbitrio e di reciprocità nello scambio emozionale, mi spiega Sorbello, e “si potrà parlare allora di un nuovo tipo di sfera intima tra l’uomo e il robot umanoide se l’androide verrà riconosciuto come un essere capace di interazioni complesse come quelle che si verificano quando un uomo o una donna decidono di vivere intimamente la loro vita con una persona.”

[[image(Sorbello2(MassimoBregaCredits).JPG)]]
Credits: Massimo Brega

All’interno del laboratorio Robotics Lab dell’Università di Palermo, in collaborazione con il laboratorio del Prof. Ishiguro presso l’Osaka University in Giappone, le emozioni e l’empatia che vengono riprodotte sono sì delle emozioni artificiali, precisa Sorbello, ma che vengono associate con dei comportamenti non verbali di mimica corporale.

“L’obiettivo dei nostri studi,” sottolinea Sorbello, “è quello di annullare la distanza tra simulato e reale per consentire presto a questi robot di essere parte integrante della nostra vita come aiuto e ausilio per le nostre attività quotidiane.”

E dagli esperimenti effettuati nel Robotics Lab già emerge una migliore predisposizione ad interagire socialmente con un robot umanoide perché viene visto come un agente con una complessità emozionale più ridotta: “in queste condizioni, un essere umano si trova più a suo agio con questi robot perché ritiene di poter gestire al meglio le varie fasi di interazione con essi,” specifica Sorbello.

[[image(Sorbello3(PietroRossiCredits).JPG)]]
Credits: Pietro Rossi

Al momento, prosegue Sorbello, i robot non ci inducono a formulare una nuova definizione di intimità poiché “allo stato attuale si rischia di ottenere solo un’interazione asimmetrica con il robot che può essere visto solo come un partner passivo, oggetto delle nostre attenzioni sentimentali: si ricade nell’oggettivazione del rapporto sentimentale dove il robot diventa un surrogato deviato di un partner reale.”

La previsione, secondo il Professore di robotica, è che nel medio futuro vi sarà la possibilità di avere dei robot umanoidi emozionali che possano di essere di compagnia, con i quali sia possibile instaurare dei rapporti amicali a lungo termine per colmare tutte quelle situazioni di solitudine che colpiscono una parte della popolazione: “penso agli anziani non accuditi, alle famiglie che vogliono un aiuto nel controllare i loro bambini quando si trovano nell’ambiente domestico e ai robot come mediatori sociali nell’interazioni con i diversamente abili.”

[[image(Sorbello4(AntonioMelitaCredits).jpeg)]]
Credits: Antonio Melita

Solamente volgendo lo sguardo verso il futuro a lungo termine, invece, si potranno pensare a rapporti ed interazioni che possono essere classificati come intimi, ma solo se saremo in grado di ricreare le complessità di questi rapporti: “il concetto di amore tra gli esseri umani è tale se esiste una reciprocità di emozioni, la consapevolezza di avere scelto una persona come proprio partner e il libero arbitrio che si manifesta quando noi decidiamo senza nessuna forzatura di vivere la nostra intimità con una persona,” spiega Sorbello.

“Se si sarà capaci di ricreare queste complessità dentro un robot allora si potrà pensare a definire un nuovo tipo di intimità,” ribadisce Sorbello. Il quale però ricorda che è importante che noi esseri umani ci impegniamo anche “nel creare una società futura che possa aiutare queste persone meno fortunate ad instaurare delle vere relazioni sociali con gli altri esseri umani senza limitarci a pensare che i robot siano la vera alternativa al problema.”