Nel 1999, a Seattle, Pete Remine ha fondato l’American Society for the prevention of cruelty on robots (ASPCR), un’associazione che ha l’obiettivo di impedire le violenze sui robot cercando di informare l’opinione pubblica sulle questioni etiche e morali dettate dalla creazione di esseri artificiali.

 

In quegli anni gli sviluppi dell’intelligenza artificiale erano ancora lontani dai risultati odierni, ma le previsioni di un futuro in cui i robot vengono maltrattati ed abusati si sono parzialmente realizzate.

 

Boston Dynamics, l’azienda tecnologica acquistata da Google a fine 2013, produce alcuni dei robot più avanzati al momento. Nello specifico, due sono le tipologie di robot che hanno attratto l’attenzione mondiale per merito sia delle loro capacità che per il trattamento ricevuto dagli ingegneri: i robot quadrupedi come BigDog e quelli bipedi come Atlas.

 

 

Dal punto di vista ingegneristico questi robot presentano caratteristiche stupefacenti, come ad esempio la possibilità di aprire porte e camminare su terreni impervi proprio come gli esseri umani — capacità dimostrate da Atlas ed altri robot durante la DARPA Robotics Challenge del 2015 ? ma proprio per dimostrare queste potenzialità alcuni video pubblicati su Youtube mostrano ingegneri prendere a calci e spingere questi robot per saggiarne l’equilibrio.

 

 

Queste scene hanno richiamato a tal punto l’attenzione sulla questione da far nascere anche delle campagne irriverenti sul tema dei diritti dei robot, come ad esempio Stop Robot Abuse. Se da un lato si è quindi sviluppata una componente dissacrante che sdrammatizza producendo parodie dei video citati, dall’altro lato questa vicenda stimola una riflessione etica.

 

Come ricorda anche il fondatore di ASPCR, si tratta di avere delle solide basi etiche e forse anche un riconoscimento legale dello status di robot in vista del momento — per ora solamente teorizzato — in cui i robot diventeranno senzienti ed acquisteranno coscienza di sé.

 

Questa riflessione ha investito anche il mondo accademico, come dimostra uno studio dal titolo Extending Legal Protection to Social Robots: The Effects of Anthropomorphism, Empathy, and Violent Behavior Towards Robotic Objects dove si analizzano le conseguenze dettate dalla tendenza ad antropomorfizzare i robot con cui interagiamo a livello sociale. Infatti, proiettare le nostre emozioni sugli oggetti potrebbe permettere di estendere delle protezioni legali sui robot stessi, seguendo un ragionamento simile a quello che ci ha condotto alla definizione dei diritti degli animali. Inoltre, come trattiamo i robot potrebbe rivelare molto su come siamo fatti noi stessi.

 

 

Il punto cruciale della discussione rimane comunque quello di stabilire se un robot sarà mai senziente, e quindi in grado di avere esperienze soggettive del mondo.

 

Il punto cruciale della discussione rimane comunque quello di stabilire se un robot sarà mai senziente, e quindi in grado di avere esperienze soggettive del mondo.

 

Nel frattempo, però, a livello europeo si sta già muovendo qualcosa grazie alla proposta della deputata Mady Delvaux per fornire uno statuto giuridico ai robot — proposta che è stata approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 16 febbraio. Nello specifico si afferma la necessità di riconoscere la “personalità elettronica dei robot che prendono decisioni autonome o che interagiscono in modo indipendente con terzi.”

 

Nello studio European Civil Law Rules for Robotics commissionato dalla Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, si sottolinea come lo stato di persona giuridica da attribuire ai robot è solamente una scelta funzionale per garantire la possibilità di individuare un colpevole — un mero costrutto intellettuale — e non, come farebbe pensare, assimilabile ad un riconoscimento della coscienza dei robot.

 

Chiaramente i progressi nel campo dell’AI spingono a favore di una maggiore interazione fra robot ed esseri umani, un esempio è lo sviluppo di robot che si prendono cura di persone anziane, un settore in espansione e che offre uno stretto contatto fra macchina ed umani. Da questa attività, probabilmente, si avranno ulteriori spinte a favore della definizione di diritti per i robot poiché si può immaginare l'instaurarsi di un legame stretto fra paziente ed assistente robotico, al punto da accelerare notevolmente il processo di antropomorfizzazione delle macchine.

 

Il sito della ASPCR ribadisce che il loro progetto è “da prendere seriamente tanto quanto l’intelligenza effettiva dei robot”, rilanciando quindi il dibattito sulla definizione di essere senziente che rimane comunque aperto ma, qualora i robot raggiungessero la piena coscienza, sarebbe certamente discutibile continuare a trattarli come semplici oggetti sui quali esercitare un disumano diritto di possesso.