Quando nel 2015 l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha adottato i 17 punti del Sustainable Development Goals — una serie di obiettivi comuni per migliorare le vite delle persone che si trovano in situazioni di povertà estrema e condizioni di vita difficili — l’intelligenza artificiale (AI) ancora non era entrata nel radar dell’ONU.

In questi due anni, però, abbiamo assistito ad una diffusione capillare dell’AI e le sue applicazioni hanno investito ogni settore dell’attività umana: dalla medicina all’agricoltura, fino ad arrivare ai trasporti ed alla sicurezza.

Per questo motivo, dal 7 al 9 giugno scorsi, a Ginevra, si è tenuto il summit globale AI for Good, organizzato dall’International Telecommunications Union (ITU), un’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nelle tecnologie informatiche, e dalla XPRIZE Foundation, un’organizzazione senza scopi di lucro che consegna dei premi a chi offre soluzioni per importanti problemi mondiali. L’obiettivo di questo summit è stato quello di discutere le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale e capire come, attraverso la collaborazione internazionale ed il dialogo, sia possibile sfruttare le innovazioni introdotte dall’intelligenza artificiale per beneficiare l’umanità intera.

L’evento, infatti, ha offerto la possibilità di creare un incontro fra diversi attori che si occupano di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile: esperti di AI, agenzie dell’ONU, politici ed aziende tecnologiche hanno potuto condividere la propria conoscenza su temi di vitale importanza per il proseguimento della vita degli esseri umani sulla terra.

I Sustainable Development Goals, infatti, delineano 17 aspetti cruciali per garantire la protezione della vita sul nostro pianeta, come ad esempio il contrasto alla povertà, combattere la malnutrizione e la fame nel mondo, assicurare condizioni lavorative decenti e promuovere pratiche di agricoltura sostenibili. Ma fra i vari punti ci sono anche i temi legati all’educazione mondiale, all’uguaglianza di genere ed all’accesso ai servizi sanitari di base. Questi obiettivi devono essere raggiunti entro il 2030 e l’intelligenza artificiale si posiziona di diritto fra gli strumenti che possono facilitare il loro conseguimento.

Un’intelligenza artificiale che deve quindi essere utilizzata per ridurre le disuguaglianze fra le nazioni e le diverse classi sociali e non rimanere appannaggio delle sole aziende occidentali.

Ci sono attualmente delle ricerche in cui viene sfruttata l’intelligenza artificiale per valutare, partendo dalle immagini satellitari notturne e confrontandole con le rispettive diurne, il livello di benessere di una determinata regione del mondo. Allo stesso modo, sfruttando algoritmi di deep learning, l’UNICEF sta cercando di capire se è possibile individuare segni di malnutrizione facendo analizzare foto e video ad un algoritmo, come riportato da Nature. La capacità degli algoritmi di machine learning nell’individuare e riconoscere pattern dai dati garantisce anche la possibilità di ottimizzare i consumi delle risorse ambientali come l’acqua.

Se quindi l’AI sta già mostrando alcune delle sue potenzialità, uno degli aspetti centrali, discusso durante il summit, è stato la diffusione dei benefici che l’AI introduce: questi prodotti — ed i loro benefici — non devono rimanere nelle mani di poche aziende ma essere distribuiti a tutta la popolazione mondiale, inclusi gli oltre 3 miliardi di persone che vivono nella povertà ed il miliardo di persone che vive con una qualche forma di disabilità. Un’intelligenza artificiale che deve quindi essere utilizzata per ridurre le disuguaglianze fra le nazioni e le diverse classi sociali e non rimanere appannaggio delle sole aziende occidentali.

Proprio per questo scopo, inoltre, è stata discussa la possibilità di introdurre un centro di ricerca analogo al CERN, in grado di far progredire la ricerca nel campo dell’AI e garantire una collaborazione globale fra i ricercatori per sviluppare tecnologie e risolvere problemi a cui l’industria comune non rivolgerebbe mai l’attenzione.

Il summit delle Nazioni Unite rappresenta quindi un primo importante passo lungo la strada della democratizzazione dei benefici che l’intelligenza artificiale può apportare all’umanità intera, e ribadisce come solo da una collaborazione fra i diversi settori — politica, organizzazioni non profit, industria, ricerca — sia possibile ottenere un impiego delle AI efficace. Queste innovazioni, però, come ricorda il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, insieme all’avvento di internet e dei big data, hanno prodotto finora pochi miglioramenti per tutta quella fascia di popolazione mondiale affetta da ingiustizie e povertà. Al momento, quindi, la minaccia più seria al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità è la disuguaglianza che si trova a dividere come un baratro insuperabile i diversi cittadini del mondo, e l’intelligenza artificiale deve cercare di non caderci dentro ma raggiungere tutta la popolazione.