di Simone Cosimi

Le dimensioni dell’intelligenza artificiale, e delle sue conseguenze in termini di rivoluzione del business, dei mercati, della quotidianità, sembrano spesso non essere del tutto chiare. Se non affidandosi alla concretezza dei numeri, delle cifre, delle analisi e delle stime per tirarle fuori dall’estemporaneità. Che l’AI stia diventando la “next big thing” di moltissimi settori, proprio perché driver trasversale d’innovazione, è fuori discussione. C’è appunto tuttavia da capire come interverrà concretamente nelle nostre vite. Secondo una ricerca firmata da Startegy Analytics, per esempio, il 41% dei consumatori crede che queste soluzioni ci regaleranno un’esistenza migliore e più comoda. 

I numeri, però, non mentono. E conviene affidarsi loro per cogliere l’enormità del fenomeno. Il primo è quello che riguarda per esempio le videocamere connesse a piattaforme di intelligenza artificiale, cioè in grado di capire e interpretare ciò che viene ripreso. Entro il 2020 ce ne sarà un miliardo, sparso in tutte le grandi città del pianeta. Con piattaforme interessanti, e altre più scivolose che ricordano serie tv come Person of Interest, come Metropolis di Nvidia, in grado di gestire il traffico stradale, analizzare più rapidamete il girato e combattere il crimine. Qualcosa di simile accadrà presto in Cina grazie all’accordo con Alibaba, la piattaforma di e-commerce, dove un sistema proprietario del gruppo di Jack Ma si è già messo alla prova proprio sul traffico.

Il mercato. L’intelligenza artificiale varrà qualcosa come 59,8 miliardi di dollari entro pochi anni, cioè al 2025. Lo dicono indagini recenti come quella di Tractica che segnalano una clamorosa impennata dagli 1,4 miliardi dell’anno scorso appunto ai 60. C’è tuttavia da tenere presenti tutti quei settori collegati che, pure loro, cresceranno proprio grazie al fortissimo traino dell’AI pura, dal deep learning al machine learning. Non è un caso, e questo è il terzo elemento, che il 20% delle società dedicherà posti di lavoro al controllo e alla gestione delle reti neurali entro il 2020. Non sono previsioni che si spingano nel futuro remoto: stiamo parlando di una manciata di anni. Secondo Gartner le reti neurali sostituiranno i lavoratori ma altri ne occorreranno per programmarle e gestirle.

La quarta cifra riguarda invece le origini dei ricavi. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale cambieranno i bilanci dei gruppi, grandi e piccoli. Sempre Gartner, per esempio, stima che il 30% dei ricavi proverrà da quel settore. Un numero che dimostra ovviamente il carattere rivoluzionario di quello che, appunto, non è un settore ma un cambiamento paradigmatico di avere a che fare con le macchine. La quinta cifra riguarda i posti di lavoro, croce e delizia del settore. Vero: il 38% di quelli negli Stati Uniti potrebbero essere vulnerabili all’intelligenza artificiale entro il 2030. E le statistiche su scala internazionale non sembrano migliori. Lo spiegava un rapporto di PwC indicando fra gli ambiti più a rischio trasporti e magazzini, manifattura e commercio. Tuttavia in questo ambito l’aria inizia a cambiare: una recente indagine di Idc per Salesforce ha infatti stimato oltre 800mila nuovi posti solo nel customer relationship management. Questo per dire che alcuni settori forieri di nuove opportunità devono addirittura essere ancora opportunamente messi a fuoco.

Altro aspetto curioso, ma che si porta dietro un’altra rivoluzione – quella delle nostre case – sta negli assistenti virtuali domestici. Sistemi di intelligenza artificiale più o meno accentuata infilati negli smartphone ma anche dentro cilindri, scatolotti, speaker e gadget di ogni genere, che già ora ci supportano (e sopportano) in una miriade di compiti, dalla gestione degli elettrodomestici alla risoluzione di problemi fino all’acquisto dei biglietti per un concerto o uno spettacolo. Sono già in ben 4 miliardi di dispositivi e immaginare quanto ancora possano colonizzare i nostri spazi quotidiani è impresa ardua anche per il più smaliziato analista. Da Alexa, sempre più spalmata su prodotti di vari brand e da sola valutata 10 miliardi di dollari entro il 2020, fino al Google Assistant di Big G (in arrivo in italiano entro l’anno con il nuovo smartphone di Mountain View Pixel 2 XL), passando per l’apripista Siri, Bixby di Samsung fino alle nuove soluzioni, più raffinate, come Viv del papà di Siri, il norvegese Dag Kittlaus.

L’ultimo numero tocca le vite risparmiate in molti ambiti. La salute migliorerà, certo, perché la prevenzione si farà predittiva. Ma è nelle contingenze che arriverà il salto più sorprendente. Grazie, per esempio, alle auto senza pilota. Solo in America le vite salvate ogni dieci anni potrebbero essere ben 300mila. E anche i meccanismi di guida semiautonoma, quelli già ampiamente diffusi su molti modelli, potranno iniziare il benefico lavoro. Senza dover aspettare e arrivare a farsi portare in giro da un veicolo in grado – come accade grazie alla collaborazione fra Waymo e Nvidia – di imparare dagli avvenimenti passati. 

Dal prodotto interno lordo mondiale, per il quale l’intelligenza artificiale potrebbe valere quasi 16mila miliardi di dollari entro il 2030, cioè nel giro di 12 anni, ai nuovi ambiti ai quali queste soluzioni si integreranno, queste cifre dimostrano che per investitori, cittadini e ricercatori la strada dell’AI è appena iniziata.