Cosa accadrebbe se l’intelligenza artificiale potesse anche governare? Sì, governare. Nel senso di ridurre le incombenze amministrative, tagliare tempo utile e restituirlo agli impiegati e ai funzionari, analizzare le migliori pratiche e una quantità di dati inimmaginabile fino a poco tempo fa, gestire meglio le richieste dei cittadini (proteste, rivendicazioni, suggerimenti, reclami) e soprattutto aiutare a svolgere il cuore della questione politica: vedere cosa arriverà domani per decidere meglio in base agli schemi ricorrenti che si verificano oggi.

Uno studio firmato da Deloitte ha tentato di mettere nero su bianco in quali ambiti le soluzioni di intelligenza artificiale possono aiutare le agenzie governative, le amministrazioni e i governi (locali o nazionali) a tagliare i costi, liberare gli impiegati da orientare verso impieghi più critici, in cui l’elemento umano sia insostituibile, e ovviamente aumentare il livello di qualità dei servizi erogati ai cittadini.

Il primo aspetto è senza dubbio quello del superamento della scarsità di risorse, schermo dietro al quale spesso si nascondono le amministrazioni meno efficienti. Specialmente se messe a confronto con situazioni inavvicinabili sotto il profilo della quantità di dati e informazioni da processore. Gli algoritmi possono aiutare a ottimizzare il lavoro dell’avvocatura di un ente locale, individuando rapidamente i precedenti giuridici utili a certi casi, oppure leggere la complessa sensoristica che sovrintende il sitema semaforico per modulare in tempo reale verdi e rossi, in base alla situazione del traffico. Sono solo due piccoli esempi, dentro e fuori da un ufficio, che racchiudono il segreto del futuro prossimo: la collaborazione sempre più stretta fra uomo e macchina.

Altro fronte sul quale le reti neurali, il machine learning e gli algoritmi potranno intervenire sarà appunto quello della riduzione dei compiti amministrativi. Spesso, specialmente all’interno di pachidermiche strutture come quella italiana piuttosto inefficienti, la lentezza è vista perfino come garanzia della giustificazione della propria mansione così che si tende a svolgere sì il proprio lavoro ma sempre a ritmi abbastanza blandi. Per non dare l’impressione di essere superflui. Quell’epoca finirà e gli impiegati in carne e ossa non timbreranno più le carte bollate che i cittadini otterranno automaticamente, magari con l’aiuto di un sistema intelligente, ma dovranno mettersi alla prova secondo la logica delle missioni. Aumenterà cioè il lavoro sul campo – per esempio di chi si occupa di sociale o di viabilità – tagliando i tempi dedicati alla burocrazia, passaggio del tutto automatizzabile per esempio con l’aiuto dei bot, e dedicando buona parte delle ore lavorate alla sostanza del proprio incarico. Lì, fra l’altro, si vedrà per davvero chi vale.

L'IA aumenterà il lavoro sul campo – per esempio di chi si occupa di sociale o di viabilità – tagliando i tempi dedicati alla burocrazia

Il terzo elemento per cui l’intelligenza artificiale potrebbe governare è tagliare le code e i tempi di analisi ed erogazione di un servizio. Per l’esempio il trattamento di una banale pratica come il cambio di residenza o la verifica dei requisiti per l’accesso a un qualche beneficio pubblico. L’approccio è sempre il medesimo: lasciare agli impiegati umani i compiti più delicati e spinosi processando migliaia di pratiche tutte uguali col massimo risparmio di tempo ed energie.

Quarto aspetto, quello forse centrale perché sviluppa al massimo le potenzialità più affascinanti dell’intelligenza artificiale, ruota intorno a una qualità di cui i politici di professione dispongono davvero di rado. Si chiama lungimiranza. Anzi, visione. Cioè capacità di leggere la realtà che si amministra per intuirne gli sviluppi e i bisogni di domani. L’IA può analizzare il linguaggio naturale e dare un senso ai dati che raccoglie e analizza dalle più diverse fonti. Per questo può estrarre pattern ricorrenti, schemi che individuino per esempio i quartieri più a rischio, quelli più frequentati per certe ragioni, il tasso di occupazione o disoccupazione legato a una serie potenzialmente sterminata di fattori sociodemografici o economici in grado di fornire letture del tessuto urbano, locale o nazionale in grado di far impallidire i vecchi istituti di statistica (che pure con questi strumenti dovranno prima o poi fare i conti).

Non si tratta di delegare all’intelligenza artificiale le decisioni strategiche del domani di un territorio o perfino di un governo. Si tratta di indossare un paio di lenti aumentate sul futuro per scegliere meglio e, per esempio, combattere la corruzione. Se i numeri vanno da una parte, sarà infatti più complesso giustificare scelte alternative che non siano giustificate da alcun genere di prospettiva. Al netto delle grandi svolte strategiche l’intelligenza artificiale servirà banalmente anche alle scelte quotidiane o per simulare scenari conseguenti a certe decisioni legislative con tassi di precisione più accurati che in passato.

L’ultimo aspetto tocca da vicino uno degli ambiti più spinosi dei governi, a ogni livello: il rapporto coi cittadini. Specialmente quando questi si rivolgono alle amministrazioni per questioni importanti e urgenti. La chiave potrebbe finire in mano ai chatbot, quelle utenze automatizzate con cui abbiamo iniziato a familiarizzare da qualche mese sui social network e che potranno svolgere in buona parte i compiti di tutor digitali per condurci rapidamente alla soluzione.

Dalle questioni più semplici a quelle più complesse, come la verifica di una pratica, un reclamo o un consulto, i chatbot libereranno lo staff fornendo risposte sempre più pertinenti
Dalle questioni più semplici – la password da resettare, gli orari di un servizio locale, i regolamenti comunali o gli atti delle camere legislative da cercare con più accuratezza semplicemente attraverso il linguaggio naturale – a quelle più complesse, come la verifica di una pratica, l’inoltro di un reclamo o la richiesta di consulto, i chatbot libereranno lo staff fornendo risposte sempre più pertinenti. Perché si alleneranno col tempo, guadagnando sempre più elasticità nell’affrontare le questioni più diverse.

Qualche esempio. Sul sito dell’esercito statunitense un assistente virtuale interattivo rimpiazza il lavoro di 55 reclutatori: risponde alle domande, controlla le qualifiche ed effettua una prima scrematura a vantaggio dei reclutatori in carne e ossa. Ovviamente impara col tempo e ha raggiunto un tasso di accuratezza del 94% nell’individuare i profili giusto all’U.S. Army.

Un gruppo di ricercatori di Harvard ha scoperto che utilizzare i meccanismi di machine learning per decidere gli accoppiamenti di cella nelle carceri può ridurre del 15% i tassi di recidiva per furto e spaccio di droga fra i detenuti delle prigioni francesi.

Un recente progetto di Asi, società di consulenza per le organizzazioni che sfrutta appunto dati e intelligenza artificiale, ruota intorno a un sistema adattivo di programmazione del servizio degli autobus modellato sulla base del traffico e di come si evolve in tempo reale. In poche settimane di sperimentazione ha aumentato il tasso di puntualità dei mezzi del 38%. Mentre Nec, sempre con un mix di contributi data driven e umani, è perfino in grado di intervenire in anticipo sui problemi meccanici o elettrici della flotta (in questo caso a Singapore).