«L’Italia è come la maionese impazzita. Non puoi recuperarla, devi buttare tutto. Prendiamo l’olio nuovo, il limone nuovo e ricominciamo da zero». A Oscar Farinetti le frasi a effetto piacciono. Una l’ha scritta all’entrata di Eataly a New York: «La vita è troppo breve per bere male». E quando si parla di innovazione ne ha un’altra: «La mia generazione è quella che ha distrutto l’Italia. Adesso c’è una categoria di giovani bravissimi, come facciamo noi che abbiamo fallito a dirgli che ci vuole esperienza? Lasciamogli spazio, facciamogli fare qualcosa di diverso e di completamente nuovo».

Ogni dieci anni Oscar Farinetti cambia lavoro. Dopo aver aperto il

nuovo Eataly a Milano, all’interno dell’ex Teatro Smeraldo («Inauguriamo

nell’anniversario delle Cinque Giornate di Milano e lanciamo un nuovo Risorgimento dell’Italia basato sulla fiducia, la speranza e la qualità dei prodotti»), cosa farà? «Ho tre figli che sono più bravi di me e passo la mano.

Mi dedicherò a EXPO 2015 e all’Eataly World di Bologna, che sarà una specie di Disneyland del cibo italiano». L’intuizione della svolta per il progetto Eataly (dal 2007 dodici sedi in Italia, dieci in Giappone, una a Dubai, Istanbul, Chicago e New York) è stata costruire un modello che integra vendita, ristorazione e didattica. E poi farlo capire al mondo: «Il successo non è merito mio, ma della potenza del cibo italiano. La nostra è una cucina semplice ma soprattutto facilmente replicabile, basata sulla qualità altissima della materia prima che nasce dalla biodiversità del territorio. Dal punto di vista dei prodotti agroalimentari l’Italia è un continente.

Per venderli basta metterci un po’ di poesia». Lui l’ha trovata nelle pagine de L’idiota di Dostoevskij: «Un libro che non a caso ha scritto a Firenze. Ha aperto la finestra e gli è venuto da dire: “La bellezza salverà il mondo”. Io ho solo cambiato la frase dicendo che la bellezza salverà l’Italia. Siamo solo lo 0,85% della popolazione mondiale ma ci conoscono tutti perché abbiamo un patrimonio immenso. Con un paio di mosse azzeccate usciamo dalla crisi puntando sulle nostre risorse: turismo, alimentare, cultura, arte.

Io intanto a Dostoevskij e alla bellezza ho dedicato Eataly a Roma. Milano invece è dedicato alla musica». Il padre partigiano («Ma anche i film di Sergio Leone dove i buoni sono buoni, ma sanno essere cattivi quando serve») ha insegnato a Oscar Farinetti che il lavoro è passione civile: «L’imprenditore deve assumersi la responsabilità di fare politica e capire che è un processo creativo: hai un’idea, ci costruisci intorno un progetto e crei posti di lavoro. Non c’è niente di più bello.

Viviamo nella società dei consumi, non l’abbiamo scelta noi ma ci siamo nati e sappiamo che funziona con tre mosse: lavoro, salario, consumo. Se si ferma questo meccanismo si blocca tutto». Da un grande che è stato un giovane con delle buone idee (e ora non ha paura di farsi da parte) ecco i cinque consigli di Oscar Farinetti per trasformare un’intuizione brillante in un successo:

1. Avere il senso delle priorità.

«Al mattino prima fai la doccia e poi ti vesti. Ogni giorno abbiamo cento cose da fare, ma sappiamo benissimo che possiamo farne solo dieci. Dobbiamo

riconoscere quali sono, scriverle su un foglio bianco e provare a farle con una sequenza naturale, altrimenti non funzionano.

Sembra strano, ma nella società di oggi è molto difficile avere il senso delle priorità».

2. Gestire l’imperfezione.

«Siamo umani, creiamo cose imperfette perché la perfezione non esiste.

L’imperfezione è una cosa meravigliosa che va gestita facendo dei compromessi, abituandoci ad ascoltare gli altri, lavorando in armonia. Bisogna diffidare di chi ci sbatte in faccia la sua idea di perfezione. Di solito queste persone sono immobili, urlano e poi non combinano niente».

3. Mettere insieme valori contrastanti.

«Informalità e autorevolezza: si possono creare contenuti autorevoli e presentarli in modo informale per avvicinare più gente possibile. Oppure onestà e furbizia. Si può essere furbi ma bisogna comportarsi onestamente. Chi l’ha detto che uno furbo è per forza un bandito e uno onesto è un pirla?».

4. Never, never, never give up.

«Se il progetto è giusto prima o poi funziona. L’unica cosa importante è capire il confine tra difficile e impossibile. Puntiamo alle cose difficili ma non perdiamo tempo con l’impossibile. Una volta che hai capito questo, il passo successivo è non arrendersi mai».

5. Avere obiettivi poetici e costruire un cammino matematico per raggiungerli.

«Ho sintetizzato così la mission di Eataly: mettere insieme poesia e matematica. L’obiettivo è individuare dei temi alti, creare poesia: l’armonia con la terra, la cultura del cibo, la comprensione della fatica del contadino, la solidarietà con i paesi che non hanno da mangiare, l’equilibrio con quelli che mangiano troppo. Poi però per realizzarla bisogna saper fare bene i conti».

Wired, aprile 2014

[Scarica il pdf](https://wip-audi-1.s3.amazonaws.com/media/104/nome-wired-innovation-award2versioni5.pdf)

[Scopri di più su Wired](http://www.wired.it/topic/wired-audi-innovation-award/)